Demenza senile, un piano nazionale per migliorare l’assistenza

Demenza senile, un piano nazionale per migliorare l’assistenza

Ne soffrono circa 1,2 milioni di italiani e sono quasi sempre a carico della famiglia: il Piano Nazionale Demenze mette il paziente al centro dei servizi assistenziali locali rendendo il medico di famiglia una figura cruciale

Una priorità mondiale di salute pubblica e, per la sua dimensione epidemiologica, una delle principali sfide per i sistemi sociali e sanitari dell’Occidente. È la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà della demenza senile che oggi colpisce 1,2 milioni di italiani. Ma studi internazionali prevedono che nel 2020, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, il numero delle persone con demenza nel mondo supererà i 48 milioni.

Deficit cognitivi, disturbi del comportamento e perdita progressiva dell’autonomia e dell’autosufficienza: la demenza è una malattia cronico degenerativa e quando un membro della famiglia si ammala, è come se di demenza si ammalasse l’intera famiglia. Dal riconoscimento dei primi sintomi alla presa in carico del malato, il medico di famiglia è una figura cruciale all’interno di questo quadro e proprio a lui, infatti, è dedicato il progetto “Piano Nazionale Demenze, nuovi scenari di cura”, approvato nell’ottobre 2014 e ora diffuso sul territorio dall’Associazione Italiana Psicogeriatria (Aip) per coinvolgere 13 Regioni e oltre 600 medici di famiglia.

Cosa prevede il Piano? «Una riorganizzazione a livello locale di tutti gli interventi a favore delle famiglie con dei malati di demenza senile – spiega Marco Trabucchi, presidente Aip – ai primi sintomi di disturbo, la famiglia si deve rivolgere al proprio medico di base che, se lo ritiene opportuno, indirizza il paziente a un centro per le demenze per la diagnosi. Il centro accompagnerà il paziente e la sua famiglia nel corso della malattia e, nel caso sia necessario, anche con l’assistenza residenziale o domiciliare. Il Piano Demenzecerca di unire in modo razionale servizi che sul territorio esistono già, ma che non sono coordinati». Mediatore di tutti questi servizi è proprio il medico di famiglia, che deve diventare una figura di riferimento e aiuto attivo per le famiglie.

L’attivazione del Piano è legata alle aziende sanitarie e ai medici di base locali, per questo l’obiettivo dell’Aip è quello di portare a “scuola” i medici con un programma di iniziative volte a migliorare la loro capacità di riconoscere i sintomi della demenza, di prendere in carico e curare i pazienti. «Specialisti come neurologici, psichiatri e geriatri conosco bene la demenza senile. Adesso si tratta di metterli in contatto con i medici di base, i primi ad essere in contatto con la famiglia, in modo che questi imparino la loro funzione e capiscano quando c’è bisogno di intervenire» sottolinea Trabucchi.

Ma se il Piano viene attivato e una famiglia ottiene l’assistenza domiciliare, di quali servizi pratici può godere? Come cambia la sua quotidianità? «Il medico si reca nella casa del paziente e decide le terapie da seguire – spiega Trabucchi – mentre con l’Asl organizzauna piano di visite domiciliari. Successivamente un infermiere seguirà il malato a casa, controllerà il suo stile di vita e la sua dieta, gli somministrerà i farmaci e monitorerà l’insorgenza di altre eventuali patologie. Oltre ad avere una valenza di tipo sanitario, l’assistenza può essere anche di tipo sociale, con una persona disponibile per fare delle passeggiate, fare il bagno o far da mangiare al malato».

Secondo il Censis, oggi i malati di Alzheimer (che rappresenta il 54% di tutte le demenze) sono assistiti per il 50% dai figli, per il 34% dai coniugi e per il 38% dalle badanti, con sempre meno ricorso delle famiglie a servizi per l’assistenza come centri diurni, ospedali o strutture riabilitative. Anche se ancora molto lontano da quello che succede in paesi come l’Inghilterra, dove nel 2015 è stata pubblicata una guida per aiutare i comuni a diventare “demenza-friendly” (e attualmente sono 108 le città bollate ufficialmente come “amiche delle persone con demenza”), il nostro Piano Nazionale Demenze cerca di comunicare ai cittadini un impegno da parte della comunità, unendo i fili di tanti singoli servizi già presenti sul territorio e cercando di aumentare le conoscenze su prevenzione, trattamento e assistenza dei malati di demenza.

Il carattere degenerativo di queste malattie, infatti, necessita di una diagnosi tempestiva e, anche se non è semplice giocare d’anticipo, ci sono alcuni sintomi che non devono passare inosservati. Ecco dieci segnali da non trascurare e i rispettivi consiglida seguire nella vita quotidiana:

1) Perdita di memoria che compromette la capacità lavorativa > Stabilite con lui una routine quotidiana (svegliarsi, vestirsi, fare colazione…) e poi seguitela;

2) Difficoltà nelle attività della vita quotidiana: per esempio nel vestirsi o nel preparare un pasto > Fategli indossare abiti facili (senza bottoni o chiusure lampo), a tavola portate cibo già tagliato e utilizzate bicchieri non rovesciabili;

3) Problemi di linguaggio: scordare parole semplici o sostituirle con parole improprie > Non fategli notare gli errori e per parlare sedetevi sempre davanti a lui;

4) Disorientamento nel tempo e nello spazio: smarrire la strada di casa e perdersi > Se il malato esce da solo, meglio dargli un biglietto con nome, cognome, indirizzo e telefono;

5) Diminuzione della capacità di giudizio: vestirsi in modo inappropriato, indossando per esempio un accappatoio per andare a fare la spesa > Togliete le chiavi ad alcune porte per evitare che il malato si chiuda dentro una stanza e non riesca più a uscire, o altrimenti tenetene chiuse altre per prevenire i suoi errori;

6) Difficoltà nel pensiero astratto: come riconoscere i numeri o eseguire calcoli > Evitate di sottolineare i suoi errori o le sue dimenticanze;

7) Riordinare in modo sbagliato: per esempio, mettere un ferro da stiro nel frigorifero o un orologio nel barattolo dello zucchero > Mettete dei post-it in casa con dei promemoriao delle indicazioni utili;

8) Cambiamenti di umore o di comportamento particolarmente repentini e senza alcuna ragione apparente > Anche quando la demenza avanza, il partner dovrebbe dormire sempre con il malato, almeno finché è possibile;

9) Cambiamenti di personalità: da tranquillo, il malato diventa irascibile, sospettoso, diffidente > Se ha una crisi di aggressività, proponetegli di fare qualcosa che gli piace;

10) Mancanza di iniziativa: perdita progressiva di interesse per le proprie attività > Cercate di coinvolgerlo in semplici incombenze casalinghe, anche se non si ha realmente bisogno di aiuto.

Demenza senile, un piano nazionale per migliorare l’assistenzaultima modifica: 2018-02-01T11:01:16+01:00da lucadp77
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